“Progettazione delle installazioni rilevanti dal punto di vista del rischio inquinamento nelle settore manifatturiero”
Il recente disastro del Golfo del Messico, che ha coinvolto pesantemente la BP, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale le possibili conseguenze che una gestione non adeguata di determinate attività può comportare sull’ambiente. Tuttavia, come già evidenziato in passato, il rischio inquinamento, soprattutto con riferimento al suolo, alla falda ed ai corsi d’acqua, non è prerogativa di imprese di grosse dimensioni che svolgono attività classificate come pericolose. Al contrario, l’esperienza maturata da ERM in più di vent’anni di consulenza ambientale dimostra che anche aziende manifatturiere di piccole dimensioni possono generare un impatto ambientale significativo con rilevanti conseguenze di carattere finanziario e reputazionale.
L’analisi dei fattori di rischio riscontrati più frequenti permette di comprendere meglio questa tesi.
La maggior parte dei casi sui quali ERM è stata chiamata ad intervenire, sono stati causati da rilasci non controllati, graduali od improvvisi, di prodotti inquinanti da:
- installazioni interrate come serbatoi, macchinari e reti fognarie;
- installazioni fuori terra come serbatoi e tubazioni;
- contenitori mobili quali fusti e cisternette, durante le attività di stoccaggio e soprattutto movimentazione.
Come si può notare da questo breve elenco, si tratta di sorgenti di rischio che sono diffuse in qualsiasi azienda di medie e piccole dimensioni, e che possono determinare inquinamenti del suolo e delle acque la cui bonifica può facilmente richiedere qualche milione di euro.
Su tali fonti di rischio possono intervenire diversi fattori interni che, se non correttamente gestiti, possono incrementare l’effettivo livello di rischio e che possono essere così sintetizzati:
- errori in fase di progettazione con conseguenti difetti tecnici;
- mancanze in fase di costruzione o installazione e di collaudo;
- gestione e manutenzione carenti.
Vanno considerati anche i fattori esterni all’organizzazione che possono influenzare pesantemente il livello di rischio e di cui l’azienda dovrebbe essere consapevole. Fondamentalmente, si tratta di capire se vi sono recettori sensibili sui quali l’eventuale rilascio incontrollato di prodotto può andare ad impattare. Si pensi, a titolo di esempio, alla presenza di:
- pozzi di emungimento acque ad uso potabile o irriguo;
- corsi d’acqua di particolare pregio naturalistico o le cui acque vengono utilizzate per irrigazione o ittiocoltura;
- riserve o parchi naturali;
- aree residenziali, ospedali, scuole;
- aree ad alta frequentazione di pubblico, di particolare pregio culturale, destinate a uso ricreativo o turistico;
- linee ferroviarie;
- complessi industriali ad alto rischio.
In questo articolo, vorrei fare un breve richiamo alla progettazione, un processo aziendale che, con riferimento ai temi in oggetto, può avere, se non ben impostato e condotto, importanti ripercussioni in termini di rischio per l’ambiente.
Una corretta progettazione delle installazioni sopra menzionate dovrebbe considerare alcuni principi fondamentali comprendenti sia le installazioni sia i relativi sistemi di contenimento secondario delle eventuali perdite.
In linea generale, le scelte progettuali dovrebbero, ove possibile, privilegiare le installazioni fuori terra rispetto a quelle interrate il cui controllo, verifica e manutenzione risultano più difficili. Se si è costretti a ricorrere ad installazioni interrate è fondamentale prevedere sistemi a doppia tenuta (ad es. serbatoi a doppia parete), meccanismi di identificazione delle perdite (ad es. presenza di gas in pressione tra le due pareti del serbatoio), la possibilità di ispezione visiva, particolarmente utile per le reti fognarie destinate al convogliamento di liquidi pericolosi e, se possibile, sistemi di contenimento delle eventuali perdite (ad es. il posizionamento delle aste fognarie all’interno di un cunicolo ispezionabile). Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata ai sistemi di protezione dall’aggressione chimica del suolo e alle correnti vaganti spesso presenti nel terreno e responsabili di importanti fenomeni corrosivi e per la cui neutralizzazione devono essere previsti adeguati sistemi di protezione catodica.
Per quanto riguarda le installazioni fuori terra, in fase di progettazione si devono prevedere, oltre all’utilizzo di materiali adeguati in funzione dei prodotti contenuti e affidabili sistemi di controllo dei livelli, anche idonei sistemi di protezione dagli agenti atmosferici e appropriati sistemi di contenimento delle perdite che devono essere:
- di volume adeguato;
- correttamente impermeabilizzati in funzione delle caratteristiche chimiche dei liquidi stoccati. La corretta impermeabilizzazione della pavimentazione di un bacino/canalina di contenimento rappresenta un aspetto frequentemente sottovalutato dai progettisti con conseguenze negative sia sulla gestione delle installazioni (che richiedono maggiori controlli e manutenzioni) sia sulla effettiva mancata tenuta in caso di spandimenti;
- dotati di sistemi idonei per l’evacuazione delle acque meteoriche (nel caso in cui le installazioni non siano protette dagli agenti atmosferici);
- attrezzati con sistemi per la segregazione dei prodotti non compatibili (ad es. acidi e basi).
Particolare attenzione va dedicata dal progettista alla baia di carico-scarico, un’attività spesso trascurata. Vale la pena ricordare che molti dei fenomeni di inquinamento avvengono durante tali operazioni che frequentemente sono svolte su aree non adeguatamente attrezzate e protette. In generale quanto indicato per le installazioni fuori terra vale anche per le baie di carico-scarico che dovrebbero essere concepite come veri e propri bacini di contenimento, di volume adeguato, opportunamente impermeabilizzate e per le quali, ancor più che per gli stoccaggi, va sempre previsto un idoneo e funzionale sistema di evacuazione delle acque meteoriche che dovrebbe essere facilmente segregabile durante le operazioni di carico-scarico o in situazioni di emergenza. Le valvole di carico-scarico devono essere sempre posizionate all’interno del bacino di carico-scarico, diversificate e dotate di sistemi di lucchettatura per ridurre al minimo il rischio, spesso dovuto ad errore umano, di scaricare un prodotto in un serbatoio non corretto con conseguenze potenzialmente disastrose.
Infine, da un punto di gestionale, una corretta attività di progettazione dovrebbe essere adeguatamente regolamentata prevedendo
- l’adozione di una metodologia (ad es. mediante check-list) di controllo volta a identificare preventivamente tutti i possibili rischi ambientali da tenere in considerazione in fase di progettazione e
- appropriati livelli di coinvolgimento e revisione lungo tutto il processo della progettazione da parte delle funzioni aziendali interessate come, ad esempio, i responsabili operativi delle installazioni (ad es. Logistica e/o Produzione), i responsabili della manutenzione e il responsabile ambientale dell’azienda.
Tutto questo al fine di evitare errori in fase di progettazione che generalmente impattano la gestione operativa (che richiede maggiori controlli e manutenzioni) e, al tempo stesso, aumentano drasticamente il livello di rischio di inquinamento.