Il gravissimo incidente che ha causato l’inquinamento del fiume Lambro a Febbraio ci ricorda la possibile catastrofalità dei danni da inquinamento ed anche la difficoltà dei R.M. nel prevedere eventi di questo tipo: quali sono le sue prime valutazioni in proposito?
Ecco le domande che un Risk Manager istintivamente si pone nel caso di un incidente di questa gravità: quali sono le ragioni che hanno potuto causare un simile danno catastrofale? Cosa si sarebbe potuto fare per evitare tutto ciò? Cosa si potrebbe fare per rimediare in parte? Che cosa avrei fatto io?
Di fronte ad un evento così grave la prima cosa da fare è gestire l’emergenza, agendo “sul campo” in modo da attivare tutte le risorse disponibili; ovviamente un’adeguata polizza assicurativa rappresenterebbe una risorsa chiave, la miglior fonte possibile di finanziamento. In assenza di coperture, le risorse dipenderanno dalla solidità economica dell’impresa e dalla bontà del suo piano di crisi, auspicabilmente definito in via preventiva. Si tratta di agire su diversi fronti:
- La messa in sicurezza d’emergenza
- Il piano di caratterizzazione
- Il progetto di bonifica
- L’esecuzione della bonifica
Il sinistro accaduto rappresenta, per il risk manager, anche un prezioso patrimonio d’informazioni che, attraverso una sorta di processo di “reverse engineering”, potranno aiutare a mettere a punto un adeguato processo di gestione del rischio ambientale e a definire preventivamente il piano di crisi, ove non fosse stato fatto; tale piano dovrà essere incorporato nel Modello Organizzativo previsto dalla legge 231/2001: ricordo, infatti, che a breve anche il danno ambientale rientrerà fra i cosiddetti “reati 231”.
Le tematiche ambientali sono di grande attualità e lo saranno sempre più: a questo rischio corrisponde però una limitatissima diffusione della copertura assicurativa dedicata per i danni da inquinamento. A suo giudizio quali motivazioni spingono un’azienda a non assicurarsi o ad assicurarsi in maniera parziale con l’estensione all’inquinamento accidentale su polizza RCG? La ragione è da imputare a prodotti assicurativi inadeguati, costi troppo alti, consulenza carente da parte delle Compagnie Assicurative e degli intermediari o forse a errori nella valutazione del proprio rischio da parte delle aziende
I motivi sono molteplici: sicuramente in prima istanza la non corretta individuazione e stima dei reali rischi che un’azienda può trovarsi ad affrontare in tema di danno ambientale. Inoltre può essere imputabile a:
- Un’eccessiva fiducia nei mezzi di prevenzione e protezione adottati (sempre se adottati) nei siti potenzialmente fonti d’inquinamento;
- La non conoscenza della limitata copertura della garanzia per l’inquinamento accidentale;
- La non completa consapevolezza della portata dell’attuale normativa di riferimento e il parziale recepimento della stessa da parte del mondo assicurativo;
- Un costo giudicato non congruo (a torto o a ragione) al proprio rischio;
- Un fatalismo tipicamente italiano.
Il ruolo di sensibilizzazione alle tematiche ambientali non spetta, secondo me, agli assicuratori, ma in primo luogo a noi Risk Manager e in seconda battuta ai Broker, in tutti i casi in cui essi svolgono funzione vicaria del Risk Manager; il focus deve essere sulla promozione dell’informazione circa i rischi ambientali, e sulla predisposizione di un adeguato piano di prevenzione e di gestione delle emergenze; che da tali azioni derivi l’interesse a una migliore copertura assicurativa è poi una conseguenza abbastanza probabile.
Anche nel caso di ampliamento della copertura assicurativa all’inquinamento graduale e ai danni propri, va tuttavia ricordato che alcune importanti conseguenze del danno ambientale restano non assicurabili:
- Il danno reputazionale (perdita di quote di mercato, perdita di valore delle azioni, maggiori opex in comunicazione)
- Le sanzioni amministrative e penali
- L’interdizione prevista dalla L. 231
- Il risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato.
Quali iniziative/attività ANRA ritiene utili sviluppare per sensibilizzare sia le aziende dotate di R.M. (che sono pero una minoranza) che quelle prive di RM su questa materia così specifica per migliorare la gestione del rischio?
Anra da sempre promuove corsi, seminari e convegni in tema di gestione dei rischi, individuando di volta in volta le tematiche più sentite o d’attualità, atte a sensibilizzare chi, in ambito aziendale e non solo, si trova a dover affrontare le problematiche relative. Quello della gestione del danno ambientale non è certamente argomento nuovo per Anra ed è stato trattato dalla nostra associazione in molte occasioni, anche se negli ultimi anni la legislazione e la giurisprudenza hanno evidenziato aspetti e carenze, vuoi dal punto di vista della normativa che della sensibilizzazione delle aziende e delle risposte del mondo assicurativo, su cui occorre focalizzare maggiormente l’attenzione. I workshop tenutisi lo scorso anno con il Pool Inquinamento, i corsi in collaborazione con il CINEAS, e questo stesso convegno sono solo le ultime iniziative intraprese da Anra sul tema ambientale ed è nostra intenzione continuare a confrontarci su quest’argomento sia con il mondo imprenditoriale, che con quello assicurativo, e delle istituzioni.
Focalizzandoci invece sul suo ruolo di R.M., è difficile pensare che un’azienda come Telecom possa causare danni da inquinamento: quali sono i principali rischi ambientali del gruppo?
Il rischio derivante dall’esposizione a campi elettromagnetici non rientra nella definizione di danno ambientale; pur tuttavia è un rischio che è costantemente monitorato dai nostri laboratori, che verificano la rispondenza di tutti i prodotti e impianti di Telecom Italia alle normative italiane, più conservative peraltro di quelle europee.
Negli ultimi anni sono invece aumentati i rischi d’inquinamento del suolo, come conseguenza di maggiori e più approfonditi controlli e ispezioni ai serbatoi di combustibile di caldaie e gruppi elettrogeni, imposti dalle nuove normative di legge, che rappresentano una significativa esposizione economica per l’azienda, sia per danni al patrimonio sia per danni a terzi. Ricordo che l’esistenza di gruppi elettrogeni (“GE di soccorso”) presso le nostre centrali è garanzia di continuità del servizio; siamo quindi in presenza di un rischio non strategico – l’inquinamento del suolo causato dai serbatoi dei GE – determinato da sistemi volti a prevenire un rischio strategico – l’interruzione del servizio: un interessante esempio di prevalenza di un rischio accettabile su un rischio non accettabile, in cui tuttavia il primo risulta in via di aggravamento per effetto di un’evoluzione del contesto sociale, e richiede quindi un adeguamento delle azioni di gestione e trasferimento.
Come sono gestiti i rischi ambientali e che tipo di problematiche avete dovuto affrontare?
I sinistri da inquinamento sono estremamente lunghi e complessi da gestire, poiché in genere vi partecipano molte figure professionali aziendali che richiedono da parte del Risk Manager una forte azione di coordinamento e indirizzamento: essi vedono, infatti, la contemporanea presenza di più soggetti esterni (consulente ambientale, direzione lavori e coordinamento sicurezza, ditte fornitrici, enti di controllo, perito assicurativo), ai quali devono essere forniti continuamente elementi, e che possono intervenire e dare opinioni anche pregiudizievoli sull’esito dei lavori.
E’ opportuno mantenere ruoli distinti tra consulente ambientale, direzione lavori e coordinamento sicurezza, ditte fornitrici.
La gestione dei rischi ambientali è realizzata tramite una combinazione di diverse azioni e processi aziendali, che sintetizzo qui di seguito:
- Procedure aziendali d’intervento
- Formazione del personale
- Svuotamento dei serbatoi non utilizzati
- Inertizzazione/dismissione dei serbatoi non necessari
- Sostituzione/dismissione dei serbatoi > 30 anni
- Adozione di sistemi di allarme trasferiti
- Contratti quadro con fornitori qualificati
- Accordi di Programma per procedure di bonifica nazionali standardizzate
Quanto è importante un adeguato trasferimento assicurativo e che consigli si sente di dare ai suoi colleghi?
La scelta di Telecom Italia in relazione al rischio di danni ambientali determinati dai serbatoi interrati è stata quella di attivare una specifica polizza a copertura del rischio ambientale, con un oggetto più ampio di quello della tipica polizza RCG, e, più precisamente:
SEZIONE RESPONSABILITA’ CIVILE (third party)
- Richieste di risarcimento per danni involontariamente cagionati a terzi (persone, cose all’esterno del sito, interruzione o sospensione di attività) pervenute per la prima volta dopo l’1 gennaio 2009
- Inquinamento accidentale, improvviso e graduale, purché originatosi dopo l’1 gennaio 2006 (Claims Made)
- Spese legali per la gestione delle vertenze, in sede giudiziale o stragiudiziale, sia civile sia penale
SEZIONE BONIFICA SITO CONTAMINATO (first party)
- Costi e oneri sostenuti per adempiere gli obblighi di legge:
- Messa in sicurezza (d’emergenza e permanente)
- Bonifica (analisi, monitoraggi, piano di caratterizzazione, progetto di bonifica)
- Ripristino del suolo e sottosuolo
Il mio suggerimento ai colleghi Risk Manager è che riflettano sul fatto che il danno ambientale riguarda qualsiasi impresa, non solo quelle i cui processi produttivi sono potenzialmente inquinanti. La sensibilità dell’azienda al tema ambientale rappresenta un valore per tutti gli stakeholders, Il loro giudizio sulla qualità del management di un’azienda tiene sempre più conto anche di tematiche di compliance e di governance, oltre che alle performance: in tale quadro occorre anche inserire la capacità di prevenire e di gestire il rischio ambientale.
Paolo Rubini