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Journal

Contributo di Massimo Bettanin – A.D. ERM Italia

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12 April 2010

Anche il caso che presentiamo in questo secondo numero del Journal del Pool Inquinamento, pone l’accento sull’utilità di procedure e sistemi di gestione che permettano di minimizzare il rischio di inquinamento del terreno e della falda che viene spesso associato solo a imprese di rilevanti dimensioni e con attività classificate come pericolose e che si concretizza, invece, anche in ambiti minori e tipicamente caratterizzati da lunga storia produttiva.

Il sito in questione ha occupato nei momenti di maggior attività oltre 500 dipendenti mentre ora sono poche decine gli addetti impegnati in operazioni meccaniche e trattamento galvanico dei metalli. Come accaduto per numerosi impianti industriali, anche questo stabilimento, sorto all’inizio del secolo scorso in un’area disabitata, è ormai inglobato nel tessuto urbano. In un quartiere residenziale adiacente all’azienda, i pozzi irrigui privati resero improvvisamente acqua con una colorazione anomala. I rilievi delle autorità competenti, attivate dalle segnalazioni dei cittadini, accertarono come causa dell’evento un incidente avvenuto qualche giorno prima nella vicina azienda posta a monte della zona residenziale rispetto il flusso della falda.

La rottura di un tubo interrato aveva provocato la fuoriuscita di acque di processo molto ricche di metalli pesanti che avevano raggiunto la sottostante falda acquifera, posta a poco più di 5 m di profondità. Data l’elevata solubilità in acqua dei metalli in questione, l’inquinante giunto in falda è stato da questa trasportato in soluzione verso i vicini pozzi delle abitazioni.

Per prevenire ulteriori fuoriuscite di inquinati dal sito è stata immediatamente attivata una barriera idraulica di pozzi, ancora oggi in funzione. Le successive indagini previste per legge hanno evidenziato altre contaminazioni storiche, sempre correlabili alla storia produttiva del sito.

Gli interventi di bonifica previsti nei progetti approvati dagli enti di controllo, in parte ancora in corso o da realizzare, hanno riguardato anche l’area residenziale esterna al sito produttivo e sono stati eseguiti con notevoli difficoltà logistiche (e conseguenti maggiori costi) per non interferire con l’attività produttiva. In dieci anni sono stati spesi circa 7 milioni di Euro in interventi legati alle attività di bonifica (indagini, messa in sicurezza e bonifica parziale) e la procedura non si è ancora conclusa con la restituzione del sito agli usi legittimi. L’incidente è stato oggetto di procedimento penale e di cause civili.

La causa di questa contaminazione è stata individuata in una scarsa gestione ambientale impiantistica lungo tutta la storia produttiva. In particolare, il tubo all’origine della contaminazione, anche se relativamente recente e di materiale compatibile con i reflui di processo, non era ispezionabile visivamente e non era stata prevista nessuna verifica indiretta delle sue condizioni.

Gli standard di buona pratica per la prevenzione del rischio correlato al rilascio di liquidi inquinanti potenzialmente pericolosi per l’ambiente (come ad es. oli, solventi, metalli pesanti, pesticidi, etc.) adottati da numerose aziende (soprattutto nel comparto chimico e petrolchimico) prevedono, relativamente alla problematica in oggetto, la realizzazione di tubazioni e condotti in materiali compatibili con i liquidi convogliati e il loro posizionamento fuori terra o, alternativamente, in cunicoli a tenuta facilmente ispezionabili.

Nel caso quest’ultimo accorgimento impiantistico non fosse realizzabile, è importante adottare adeguate misure di controllo e ispezione della tubazione con una frequenza e secondo modalità operative (ad es. test di tenuta in pressione, pig “intelligenti o ispezioni visive a mezzo videocamera) che dovranno essere definite in funzione (a) delle caratteristiche costruttive e dell’età della condotta, (b) della presenza di sistemi di protezione attiva (ad es. protezione catodiche), (c) della pericolosità ambientale dei reflui trasportati e (d) delle caratteristiche ambientali del sito (ad es. vicinanza di linee ferroviarie, presenza di salsedine e/o venti salini in prossimità di una costa, etc.). Tali interventi dovranno essere sistematici e inseriti nella programmazione prevista per le altre attività manutentive di stabilimento.

Massimo Bettanin

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