Qual è la percezione del rischio inquinamento da parte di un’impresa?
Tra i molteplici rischi connessi alla gestione operativa d’impresa, quelli legati ad un eventuale danno ambientale – soprattutto per quelle aziende operanti nei settori tipicamente interessati per natura della produzione e caratteristiche degli impianti – possono assumere rilevanza tale da impattare negativamente sulla continuità dell’attività, sia sotto il profilo economico, che penale e d’immagine.
L’attività di una compagnia petrolifera, ad esempio, è certamente da considerarsi tra quelle a rilevante impatto ambientale.
Il complesso ciclo produttivo della sua raffineria, la rete di impianti stradali di distribuzione carburanti dislocati su tutto il territorio nazionale, gli oleodotti di collegamento ed i depositi di stoccaggio, sono tutti soggetti a precise e severe normative aventi lo scopo di regolare e controllare le varie emissioni nell’aria, acqua e suolo.
Nella sua esperienza di Risk Manager di una compagnia petrolifera quali sono i fattori chiave nella valutazione del rischio?
La Valutazione delle Aree di Rischio è legata a molteplici fattori: alla natura intrinseca delle sostanze impiegate e prodotte, tipicamente combustibili e come tali soggette al rischio d’incendio, significativo sia come probabilità che come magnitudo, alle caratteristiche degli impianti di raffinazione, alle modalità di lavorazione e stoccaggio, alla movimentazione e distribuzione dei prodotti, alle tombinature e reti di raccolta dei reflui, all’aspetto idrogeologico del terreno su cui insistono gli impianti stessi ed alla loro datazione, al tipo ed alla densità degli insediamenti circostanti (“obiettivi sensibili”).
Una politica aziendale basata sull’esistenza di una cultura antinfortunistica ed un Sistema Globale di Gestione della Prevenzione e Sicurezza, supportato dall’ implementazione di procedure interne e formazione costante, è pertanto l’indispensabile base a supporto di un’operatività consapevole e responsabile che deve tener conto delle potenziali Fonti d’inquinamento tipiche del settore:
- per la Raffineria e i depositi: serbatoi interrati e fuori terra/linee, scarichi idrici/emissioni del ciclo lavorativo, trattamento e raccolta delle acque reflue, punti critici specifici (p.e. pensiline di carico);
- per la Rete stradale di distribuzione: serbatoi interrati/tubazioni, impianto recupero vapori, punti critici specifici (aree/P.T. di carico);
- nel Trasporto: le kilolitriche, gli oleodotti (linee, stazioni di rilancio, ecc.).
A monte devono pertanto sussistere idonee Misure di Prevenzione e Sicurezza volte a monitorare tali aree al fine di evitare e/o contenere possibili fuoriuscite di sostanze inquinanti. Gli interventi posti in essere a tale scopo si articolano attraverso modalità diverse: manutenzione, sistemi di controllo e monitoraggio, sistemi di contenimento, procedure varie (gestione della sicurezza, normale operatività, emergenze, due diligence nei M&A), formazione continua sul campo, contrattualistica.
Quali sono le principali misure di prevenzione e sicurezza in una raffineria e come incidono sul rischio?
Le misure di prevenzione sono operanti all’interno delle varie aree di rischio già accennate:
- in Raffineria e nei Depositi: i serbatoi sono tutti del tipo “fuori terra”, dotati di rivestimenti speciali o doppia parete, di bacini di contenimento, di sistemi di stoccaggio in sicurezza ed apparecchiature per il monitoraggio di eventuali perdite. Il trattamento e raccolta delle acque reflue si ottiene attraverso trattamenti di tipo biologico e chimico/fisico. Il controllo, il monitoraggio e l’abbattimento degli inquinanti presenti nelle emissioni del ciclo lavorativo prima del loro rilascio in atmosfera avvengono mediante l’adozione di dispositivi ed installazioni negli impianti di processo previsti dalle varie normative di legge. L’addestramento del personale è attuato con esercitazioni settimanali e l’adozione di una squadra interna di pronto intervento antincendio. Eventuali fuoriuscite di prodotto durante le operazioni di carico delle autobotti vengono comunque limitate da sistemi di blocco automatico e dall’addestramento effettuato agli autisti;
- per gli Oleodotti, tutti interrati, vengono messe in atto attività di prevenzione e monitoraggio per evitare l’eventuale dispersione di sostanze nel terreno o nei corsi d’acqua attraversati. La manutenzione preventiva prevede: controllo di protezione catodica, indagine con “pig intelligente” in grado di rilevare ogni eventuale anomalia, ispezioni con guardialinee del tracciato, controllo attraversamento sub alveo, esistenza di valvole di intercettazione della pressione e della portata che bloccano l’eventuale fuoriuscita del prodotto;
- sugli impianti della Rete stradale: vetrificazione dei serbatoi interrati o sostituzione con quelli a doppia parete, impianti di recupero vapori, prove di tenuta sugli impianti meccanici (serbatoi e linee).
È purtroppo verosimile che, nonostante una puntuale opera di prevenzione, con relativi impegni di investimenti e osservanza delle normative in materia e degli standard di sicurezza, possa sussistere la possibilità residua di accadimento di un danno.
Come si traduce, nel caso di una raffineria, “l’essere pronti in caso di un danno da inquinamento”?
In tali circostanze le problematiche che ci si trova a dover affrontare e gestire al momento dell’emergenza, della neutralizzazione e del ripristino dello stesso sono molteplici.
È necessario che l’impresa possa contare su risposte affidabili e tempestive:
- rapidità degli interventi e compatibilità degli stessi con la contemporanea prosecuzione dell’ attività “in situ”;
- osservanza degli adempimenti normativi in materia di denuncia dell’evento;
- individuazione dell’appaltatore da coinvolgere, con il quale è opportuno stipulare contratti annuali di assistenza continua (verifica professionalità, tecniche innovative di bonifica applicate, ecc);
- gestione legale di eventuali aspetti penali derivanti al management societario;
- gestione dell’informativa aziendale interna ed esterna ai vari stakeholders ed ai media al fine di limitare le possibili conseguenze di un danno d’immagine;
- verifica e conseguente attivazione e gestione delle relative coperture assicurative, i cui contenuti non sono sempre scevri da dubbi interpretativi;
Allo stesso tempo occorre tener conto anche delle problematiche correlate e conseguenti: - tempi relativamente lunghi di ripristino e ottenimento delle relative certificazioni ambientali di avvenuta bonifica da parte degli enti;
- rapporti con gli enti pubblici che occorre relazionare nel corso di periodiche conferenze dei servizi e con eventuali terzi danneggiati;
- differimento temporale fra accadimento dell’evento e manifestazione del danno in caso di inquinamento graduale, con l’eventuale indeterminatezza di responsabilità in caso di cambio di proprietà (M & A);
- incertezza dei costi finali da sostenere, impatto sul patrimonio aziendale, osservanza dei principi contabili per eventuali accantonamenti in bilancio per passività ambientali.
Occorre pertanto affrontare l’emergenza con interventi articolati ed un approccio interdisciplinare dei diversi settori aziendali capace di integrare competenze professionali specialistiche in tutti gli ambiti interessati (ambientale, aziendale, pubblico, assicurativo, legale, normativo, ecc.), al fine di facilitare l’iter decisionale, ridurre i tempi degli interventi attuativi necessari ad una corretta gestione della crisi ed impedire in definitiva che il danno possa impattare sulla continuità del “business”.
La figura del Risk Manager, laddove esista, dovrebbe essere il “fil rouge” in grado di analizzare, valutare, trasferire all’occorrenza il rischio, interagendo e co-ordinandosi con tutti i comparti aziendali.
Qual è invece il ruolo delle assicurazioni in questo settore e quale la sua aspettativa nei confronti del mercato?
L’accadimento del danno è il momento in cui l’impresa si aspetta anche che le proprie coperture assicurative rispondano in concreto, tenuto conto ovviamente di franchigie e limiti d’indennizzo, senza dar adito ad incertezze di interpretazione e di conseguenza di risarcimento. Quest’aspettativa è ancora più sentita nei casi in cui l’azienda mantiene un rapporto assicurativo pluriennale con la stessa compagnia di assicurazione, dato che in tal caso quest’ultima ha avuto la possibilità, oltre che di valutare tecnicamente il rischio al momento della stipula del contratto, di monitorarne l’evolversi nel tempo attraverso la statistica dei sinistri ed eventuali surveys ad hoc, potendo acquisirne in tal modo la portata complessiva e calibrare di conseguenza il relativo premio.
Un’analisi critica delle garanzie offerte dal mercato assicurativo, con riguardo soprattutto alla garanzia dell’inquinamento graduale, la possibilità di instaurare con l’assicuratore un dialogo continuativo, diretto e trasparente, unitamente ad una corretta gestione operativa sostenuta da adeguate misure di prevenzione e sicurezza, possono pertanto costituire un’efficace strategia di gestione dei rischi ambientali che sia garanzia di continuità dell’attività anche in caso di danno.
Adriana Motta