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Contributo di Massimo Bettanin – AD di ERM Italia "Danno da inquinamento in azienda metalmeccanica"

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26 January 2010

Il rischio di inquinamento del suolo e della falda viene spesso correlato a imprese che per la natura delle attività svolte (ad es. impianti chimici, petrolchimici, metallurgici, etc.) e per la loro dimensione sono considerate, anche dal legislatore, pericolose. Tuttavia, l’esperienza maturata da ERM dimostra che la possibilità di tali contaminazioni è concreta anche per aziende di piccole e medie dimensioni che svolgono attività produttive non percepite dal grande pubblico, come intrinsecamente pericolose. Tra queste vanno prese in considerazioni le aziende meccaniche, che rappresentano un settore decisamente significativo nell’ambito del tessuto produttivo italiano.


Di seguito si riporta un caso particolarmente interessante per la sua potenziale applicabilità a numerose realtà aziendali nel settore meccanico simili al caso di studio nonché per le conseguenze di carattere economico-finanziarie e l’impatto ambientale che ne è scaturito.


Lo stabilimento in oggetto occupa una superficie di circa 25.000 mq, impegna circa 300 addetti e produce componenti per l’industria automobilistica.
Nel 1999, in occasione di un audit ambientale interno, viene identificata la presenza di prodotti oleosi nel pozzo ad uso industriale presente all’interno del sito. La successiva attività di caratterizzazione ha permesso di identificare la natura del contaminante (olio da taglio in fase libera) e di risalire all’origine della contaminazione: una macchina da taglio (broccia) posizionata all’interno di un bacino seminterrato in calcestruzzo rivelatosi, nel corso della verifica, fratturato.


Il bacino, posizionato ad una profondità di circa 1,80 metri e con un’estensione di 12 mq, era circondato da una canaletta di raccolta dell’olio che confluiva in un pozzetto di recupero.

Si presume che la perdita dell’olio emulsionante attraverso la pavimentazione fratturata del bacino sia proseguita lungo il livello limoso-argilloso che protegge l’acquifero fino a raggiungere i plinti dell’edificio posati direttamente sull’orizzonte acquifero stesso. I plinti, quindi, hanno costituito una via preferenziale di migrazione dell’inquinante dal suolo alla falda sottostante lo stabilimento.

Il rilascio lento ma costante di prodotto per un lungo periodo di tempo (circa 20 anni) ha determinato una contaminazione per un’estensione di circa 5.000 mq. Tale situazione è stata ulteriormente aggravata a causa della migrazione del plume di prodotto libero dalla sorgente fino ad un corso d’acqua superficiale posto non molto lontano dal perimetro di valle dello stabilimento.


Una volta identificata la situazione di contaminazione, l’azienda si è mossa nel rispetto dei requisiti stabiliti dalla normativa in materia attuando una messa in sicurezza di emergenza (attraverso l’installazione di sistemi di recupero del prodotto), un’accurata indagine di caratterizzazione con relativa analisi di rischio e presentando, infine, un progetto di bonifica comprendente un sistema “pump & treat” con recupero del surnatante e la messa in sicurezza permanente del fiume attraverso la realizzazione di un sistema di contenimento fisico del surnatante (l’applicazione sulle sponde di membrane impermeabilizzanti).


L’attività di bonifica avviata nel 2006 ha comportato fino ad oggi l’estrazione di circa 70.000 mc di acqua di falda il cui trattamento ha portato al recupero di circa 5.000 litri di olio da taglio. In termini economici, le attività di caratterizzazione, progettazione degli interventi ed esecuzioni del progetto di bonifica hanno comportato un costo pari a circa 900.000 Euro. A questi si devono aggiungere costi annuali pari a circa 70.000 Euro per le attività di gestione e manutenzione dei sistemi di bonifica.


Questo caso evidenzia, come indicato in premessa, che anche aziende medio-piccole, apparentemente senza problemi, possono generare impatti ambientali significativi. Anche per queste realtà emerge la necessità di adottare adeguate tecniche di gestione e prevenzione del rischio correlato al rilascio di liquidi inquinanti potenzialmente pericolosi per l’ambiente (come ad es. gli oli, il cui potenziale di contaminazione viene spesso sottostimato) che, invece, non sempre sono oggetto di una gestione attenta e sistematica.


In particolare, nel caso di specie sopra descritto, gli standard di buona pratica adottati da molte aziende, soprattutto multinazionali, prevedono il posizionamento della macchina operatrice fuori terra o, alternativamente, in una vasca interrata metallica inserita a sua volta nel bacino in calcestruzzo interrato con sistema di raccolta delle perdite dell’olio (o dell’emulsione oleosa) e successivo recupero per riutilizzo o smaltimento con costi decisamente più contenuti rispetto a quelli che si potrebbero sostenere per le potenziali attività di bonifica in caso di perdite.


È importante sottolineare che oltre all’aspetto squisitamente impiantistico, gli stessi standard generalmente prevedono l’adozione di programmi di verifica periodica dell’integrità dei sistemi di contenimento da parte di personale specificatamente formato. Nel caso di studio, la messa in atto di tale programma (come richiesto durante gli audit ambientali interni che l‘azienda svolgeva periodicamente) molto probabilmente avrebbe almeno attenuato l’entità della contaminazione.


Massimo Bettanin

Pool Inquinamento Via G. Washington 70, Milano, MI, 20146 | T +390276416 470/1/2 | F +390276416911 | M @info

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